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lunedì 1 aprile 2013

Terra del grano, terra della vigna


TERRA DEL GRANO, TERRA DELLA VIGNA
Il circondario di Taranto dalla crisi protezionistica all’inchiesta di Errico Presutti (1887-1909)
di Roberto Nistri



© Roberto Nistri. Tutti i diritti sono riservati. Opera già edita a stampa

1. Le zone dei granai

            Nella sua relazione del 1909 (1) il delegato tecnico Errico Presutti articolava opportunamente la sua analisi del circondario di Taranto distinguendo due zone: il Mezzogiorno del grano e il Mezzogiorno degli alberi (nei borghi rurali era presente anche una protoindustria casalinga che lavorava la materia prima del territorio: lino, canapa, lana, cotone). La prima zona, a nord-ovest di Taranto, si presentava come “granifera” ed era la continuazione di quella lunga striscia di territorio che cominciava sull’Adriatico, in Abruzzo, estendendosi su tutta la parte centrale della provincia di Foggia, sulla parte occidentale della provincia di Bari, per finire sulla costa settentrionale dello Jonio. Tale zona del circondario (la Provincia di Taranto doveva essere costituita solo nel 1923) comprendeva i comuni di Mottola, Castellaneta, Laterza, Massafra, Palagiano, Ginosa e Taranto. Ricorrevano tutti i caratteri propri della grande azienda granifera esistente nelle province di Foggia e di Bari:  centri abitati scarsi di numero ma popolosi, malaria diffusa, coltivazione prevalente di cereali.  Su un pulviscolo di piccolissime aziende provenienti dalla quotizzazione di antichi demani incombevano gigantesche concentrazioni terriere: “In questa plaga domina la grande proprietà, un solo proprietario possiede 9.500 ettari, un grande oliveto a Palagianello conta 13.000 piante, quello di proprietà della Casa Reale di Spagna a Ginosa si dice conti 35.000 alberi” (2). Era in genere modesta la coltura della vite, più ampia quella dell’ulivo.
            Per maggiore dinamicità si segnalava la produzione granaria, che già nel corso degli anni Settanta doveva misurarsi con la concorrenza dei grani americani: l’introduzione nella grande coltura delle prime macchine e di sistemi più razionali portava la conseguente crisi dei massari e dei piccoli affittuari, determinando un lento ma costante cambiamento nel sistema di gestione delle grandi aziende da una parte e dall’altra a una sensibile corrente di emigrazione transoceanica, indice della rovina progressiva e irreversibile dei piccoli fittuari e proprietari colpiti dalla concorrenza e troppo poveri per ammodernare i sistemi di coltivazione dei loro fondi: “Quelli che non hanno adottato sistemi più razionali di coltivazioni sono stati colpiti dalla crisi determinata dall’azione combinata di due fattori; la diminuita fertilità della terra spossata dalla antica rotazione; la concorrenza della grande coltura che, con l’uso delle macchine e di meno irrazionali sistemi di coltivazione, produce il grano con un costo di produzione minore”(3).
            Secondo le statistiche del Presutti, in tutti i comuni della zona in questione il prodotto lordo