TERRA DEL GRANO, TERRA DELLA VIGNA
Il circondario di Taranto dalla crisi protezionistica
all’inchiesta di Errico Presutti (1887-1909)
di Roberto
Nistri
© Roberto Nistri. Tutti i diritti sono riservati. Opera già edita a stampa
1. Le zone dei granai
Nella
sua relazione del 1909 (1) il delegato tecnico Errico Presutti articolava
opportunamente la sua analisi del circondario di Taranto distinguendo due zone:
il Mezzogiorno del grano e il Mezzogiorno degli alberi (nei borghi rurali era
presente anche una protoindustria casalinga che lavorava la materia prima del
territorio: lino, canapa, lana, cotone). La prima zona, a nord-ovest di
Taranto, si presentava come “granifera” ed era la continuazione di quella lunga
striscia di territorio che cominciava sull’Adriatico, in Abruzzo, estendendosi
su tutta la parte centrale della provincia di Foggia, sulla parte occidentale
della provincia di Bari, per finire sulla costa settentrionale dello Jonio.
Tale zona del circondario (la Provincia di Taranto doveva essere costituita
solo nel 1923) comprendeva i comuni di Mottola, Castellaneta, Laterza,
Massafra, Palagiano, Ginosa e Taranto. Ricorrevano tutti i caratteri propri
della grande azienda granifera esistente nelle province di Foggia e di
Bari: centri abitati scarsi di
numero ma popolosi, malaria diffusa, coltivazione prevalente di cereali. Su un pulviscolo di piccolissime
aziende provenienti dalla quotizzazione di antichi demani incombevano
gigantesche concentrazioni terriere: “In questa plaga domina la grande
proprietà, un solo proprietario possiede 9.500 ettari, un grande oliveto a
Palagianello conta 13.000 piante, quello di proprietà della Casa Reale di
Spagna a Ginosa si dice conti 35.000 alberi” (2). Era in genere modesta la
coltura della vite, più ampia quella dell’ulivo.
Per
maggiore dinamicità si segnalava la produzione granaria, che già nel corso
degli anni Settanta doveva misurarsi con la concorrenza dei grani americani:
l’introduzione nella grande coltura delle prime macchine e di sistemi più
razionali portava la conseguente crisi dei massari e dei piccoli affittuari,
determinando un lento ma costante cambiamento nel sistema di gestione delle
grandi aziende da una parte e dall’altra a una sensibile corrente di
emigrazione transoceanica, indice della rovina progressiva e irreversibile dei
piccoli fittuari e proprietari colpiti dalla concorrenza e troppo poveri per
ammodernare i sistemi di coltivazione dei loro fondi: “Quelli che non hanno
adottato sistemi più razionali di coltivazioni sono stati colpiti dalla crisi
determinata dall’azione combinata di due fattori; la diminuita fertilità della
terra spossata dalla antica rotazione; la concorrenza della grande coltura che,
con l’uso delle macchine e di meno irrazionali sistemi di coltivazione, produce
il grano con un costo di produzione minore”(3).
Secondo
le statistiche del Presutti, in tutti i comuni della zona in questione il
prodotto lordo