VUOTI A PERDERE
© Roberto Nistri 2013-04-21. Tutti i diritti sono riservati
MARINETTI: NEOCARNE
NOVECENTO
Così il regista
Carlo Ludovico Bragaglia ricordava il Futurista che avrebbe fatto “innervosire” il ‘900: “Marinetti? Un ometto
piccolo piccolo, dimesso, sempre con la sua bombetta dura in testa, quasi la
caricatura del borghesuccio. Una pecora che, però, riuscì a ruggire come un
leone”. Con
alterne fortune, fra ostracismi e rivalutazioni, la vecchia
pecora continua a ruggire anche in questo inizio di millennio, così povero di
avanguardie. Particolarmente felice l’omaggio riservatogli dal
pittore Pablo Echaurren: un fumetto intitolato Caffeina d’Europa, con Marinetti che si
racconta in prima persona attraverso le sue parole e i suoi scritti. “Marinetti
è stato il più grande tra gli intellettuali del Novecento, un ‘pre-punk” che ha
tolto l’arte alla casta degli artisti e dei critici, e l’ha messa a
disposizione di tutti”, spiega
Echaurren. E’ fuori di dubbio che quello Sturm
und Drang abbia promosso la “libera uscita” dell’arte come uso di massa
(ancora oggi quanti abiti e
t-shirt derivano
dall’estro di Giacomo Balla?) promuovendo l’estetizzazione del quotidiano e un
nuovo tipo di sovversione, l’insurrezione tramite i segni. Pablo,
l’illustratore del ’77 bolognese e delle tribù metropolitane, assisteva al
trionfi del paroliberismo: potere dromedario, più sacrifici meno dentifrici,
più chiese meno case, siamo belli siamo tanti siamo covi saltellanti… Per
inciso, non risulta un solo esempio di questa eredità futurista/dadaista nell’attrezzatura
comunicativa
della Destra, giovanile o senile che sia.
I fascisti
amavano poco o niente Marinetti, soprattutto quando si incaponiva nel voler integrare