giovedì 19 aprile 2018
mercoledì 20 settembre 2017
La romanza sporca dei due mari. Il primo romanzo di Roberto Nistri!
La romanza sporca dei due mari
E' già disponibile nelle migliori librerie il primo romanzo di Roberto Nistri, dal titolo La romanza sporca dei due mari. Personaggi probabili ed altri meno, si agitano in un quadro onirico ma troppo reale, nella terra tra i due mari. Continui colpi di teatro fanno gustare questo romanzo come un sogno ininterrotto...
Roberto Nistri, La romanza sporca dei due mari, Scorpione editrice, Taranto 2017, ISBN 9788880994190
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lunedì 1 maggio 2017
Giordano Bruno. Per non dimenticare!
Bruno. Per non dimenticare!
di Roberto Nistri
Il 17 febbraio 2017, “Gli Amici della Ragione” hanno doverosamente onorato la memoria
del grande martire del Libero Pensiero, il filosofo meridiano e Cittadino dell’Universo, Giordano Bruno, che, distruggendo il castello di carta dei Tolemaici e il cielo delle stelle fisse, spalancava per la scienza i sentieri
infiniti di un Universo senza
limiti, aprendo la strada al grande Galileo, che traduceva Bruno, senza
citarlo. Nato sotto una stella vagabonda, la sua felice eresia lo rendeva uccello di
bosco della Filosofia, lo spingeva
a battere tutte le strade d’Europa,
ben accolto da tutti gli spiriti nobili e perseguitato dagli stolti abitatori del cielo asinino: scomunicato
e perseguitato da tutti gli inquisitori dell’epoca: cattolici, luterani e calvinisti.
Solo, contro il
“Vangelo armato”, Bruno perseguiva
invece il sogno umanista del tollerante e civile conversare dei popoli, ricercando l’Unione nella
Molteplicità . Nessun capo è
assoluto, solo la diversità ci salva. Non inginocchiarti di fronte all’Unità, ricerca invece l’Unione
nella fraternità…L’inaudita cosmogonia bruniana, l’Universo infinito che conferisce pari dignità a tutti i
centri, ognuno dei quali portatori di
responsabilità e titolari a pieno diritto di umanità.
Nel mondo capovolto e incendiato dalle guerre di religione, Bruno promuoveva la grande riflessione etica
della modernità europea, che doveva trovare compimento nella kantiana
riflessione sul nesso
Emancipazione e Responsabilità. Cercava di promuovere , in coerenza con una cosmogonia che non
conosce limiti e censure, muraglie e prigioni, che
possono appagare solo i piccoli tiranni, propagandisti, dell’ignoranza e della paura. Il filosofo accende una lampada
nel buio, ma è solo contro tutti i vessilliferi del Vangelo armato.
Negli anni a
venire frate Giordano abiterà
tuttavia fra le pagine dei grandi
scienziati.
Come ha scritto Koyrè, si deve essenzialmente a Bruno e Galilei l’ l’affermarsi
impetuoso della scienza moderna. La più grande e bella
avventura: ad ventura, verso le cose future.
La danza delle stelle di cui lui si inebriava…
come Einstein avrebbe sognato di volare a cavalcioni di un raggio di luce.
Gli eretici si affacciano sempre sull’orlo del precipizio. Ma quale grande scrittore non si è innebriato nelle pagine bruniane,
a partire da Marlowe, che nel
Faust vedeva Bruno fuggire da una prigione sul dorso
di un drago. Si pensi alle scritture di Leopardi, di Joyce, di Brecht di Gadda, che amorevolmente chiamava Bruno “ l’abbruciato”. Vale per tutti la speranza bruniana: Ai venturi…
Certamente Bruno , come i veri profeti, rimane sempre un disturbatore del quieto vivere, che infastidisce il piccolo uomo che non vuole pensieri,
pauroso di mettere il naso fuori dalla nigra spilonca. In Umbra lucis… Bruno appartiene a pieno titolo all’ Illuminismo. Nella cosmogonia bruniana, non vi è alto o
basso, centro o periferia. Ogni
individuo, tra infiniti centri irriducibili, è parimenti portatore di
umanità e titolare di una incoercibile soggettività. Una società è felice
quando tutte le diversità sono ugualmente rispettate. Non idolatrare l’ottusa
Unità, ricerca invece l’unione nella Varietas. Si tratta di una grande riflessione etica che trova
pieno compimento nella riflessione Kantiana. Valga il motto dell’Illuminismo: Sapere
Aude! Abbi il coraggio di conoscere!
Non chiudere gli occhi, ma tienili ben aperti. Alza in alto lo sguardo verso gli infiniti mondi , per uscire dallo stato di minorità, di
dipendenza. Ogni individuo, in quanto
centro irriducibile di infiniti centri , comprende che nell’infinito universo
tutti i centri hanno pari dignità: nessuno è esentato e ciascuno ha il suo
carico di responsabilità: tale è il senso di una autentica democrazia.
Sentirsi padrone delle proprie decisioni. Non rimanere sotto tutela… Giordano Bruno rimane
Maestro di Anarchia, come ha chiarito Aldo Masullo. L’Archè, il principio assoluto, l’auctoritas, è sempre la grande impostura. Nell’infinito, l’ordine umano è sempre Anarchico. L’ Essere
padrone della propria sorte… La meravigliosa caparbietà dei sognatori…
Il pensiero in fumo, la lingua tagliata. La vittima
annientata.
Il martirio di
Bruno, il rogo a Campo de’fiori, rimane la più esemplare tragedia del fanatismo.
Vergogna perpetua per i carnefici della verità, i silenziatori del canto della
Ragione.
Venerdì 17 febbraio 2017. Roberto Nistri
Odoardo Voccoli, un tarantino, ribelle per la libertà (1877-1963)
Odoardo Voccoli, un tarantino, ribelle per la libertà (1877-1963)
di Roberto Nistri
© Roberto Nistri 2017. Tutti i diritti sono riservati.
L'antropologo Ernesto De Martino diceva che gli uomini
hanno fame di simboli e di storie.
Per inciso, proprio in questo periodo, il bravo
giornalista Alessandro Leogrande, ex studente del Liceo Archita, sta curando un
programma radiofonico sulla terza rete, illustrando le vite di alcuni uomini
speciali: quelli che per primi si sono fatti avanti, spendendosi per una
generosa utopia.
Ci sono storie di vite speciali: personaggi che, pagando
in prima persona , hanno combattuto la sopraffazione e la tirannide, cercando
di migliorare l'umana condizione, resistendo, senza mai arretrare di fronte al
pericolo, senza mai dimettersi dal mestiere di uomo.
Oggi
raccontiamo la bella storia di Odoardo Voccoli, fiero oppositore di fronte alla
prima e alla seconda Guerra mondiale. E questo in una città come Taranto, che
prosperava in tempo di guerra e si immiseriva in tempo di pace. Nello scenario
della grande storia, Odoardo era uno di quelli che non mollavano mai, militando
dalla parte giusta, mentre la dittatura nazifascista incendiava il mondo.
Ricordiamo questo personaggio che ha vissuto controcorrente, pagando in prima
persona, assieme ai suoi familiari con la meravigliosa caparbietà dei
sognatori.
Nato a Castellaneta
nel 1877, Odoardo era figlio di un impiegato delle Ferrovie, di cultura
liberale e mangiapreti , come si diceva nell'epoca risorgimentale. Non mancava un
antenato prete , ma iscritto alla Carboneria. Odoardo aveva vissuto una
giovinezza felice, correndo a cavallo nel paesaggio omerico di Castellaneta,
esplorando terre boscose e grotte profonde, in compagnia di un giovinotto dal
nome molto impegnativo, anche lui studente a Taranto: si chiamava Rodolfo
Alfonso Raffaele Pierre Filibert Guglielmi che , emigrando a New York, avrebbe
continuato a galoppare nella leggenda, con il nome immortale di Rodolfo
Valentino.
Invece la
famiglia di Odoardo si trasferiva al Borgo in via Anfiteatro.
Il padre
prendeva a lavorare come contabile in una Farmacia, permettendo così al
figliolo di progredire negli Studi Classici presso il Liceo-Ginnasio Archita,
con buon profitto fino al conseguimento del diploma.
Per il
ragazzo Odoardo, decisamente formativi furono quegli anni, nell'istituto dove
si sarebbero addestrate intelligenze vigorose, come lo storico Vito Forleo e l'astrofisico
Luigi Ferrajolo. L'idolo di Odoardo rimaneva sempre il liber'uomo Ugo Foscolo:
Questo ch'io serbo in sen sacro pugnale, io alzo e grido a l'universo
intero...Un Ortis letto essenzialmente in chiave libertaria e anticonformista. Ma,
a cambiare per sempre la vita del giovane Voccoli, doveva essere un insegnante
di filosofia e cultore di antropologia: Emilio Lovarini: un agguerrito
socialista, romagnolo di Cesena, che faceva circolare i testi fondamentali del
Socialismo, intrattenendosi spesso con gli allievi, sul "Materialismo
storico".
Stava per
aprirsi il secolo nuovo, il Novecento. Odoardo iniziava a lavorare come
scritturale presso il Tribunale di Taranto e a 19 anni si iscriveva alla
Sezione locale del Partito Socialista.
Nel 1898 in
tutta Italia, e anche a Taranto, scoppiavano i moti per il caroviveri, repressi
odiosamente da Re Umberto, con cannoneggiamento contro gli affamati.
Nel 1902, Voccoli
assisteva al primo grande sciopero dell'Arsenale di Taranto: uno scontro
durissimo fra operai e militari con la baionetta in canna. Il territorio veniva
completamente militarizzato, con il sopraggiungere, addirittura, di due Corazzate:
"Varese" e "Garibaldi".
Nel 1910, un altro episodio traumatico: i
molluschicultori, danneggiati per l'inquinamento delle acque, organizzavano una
piccola protesta . Presso la Caserma Rossarol, attuale sede della Università, una
improvvisa salva di fucileria, doveva concludersi con un eccidio: tre morti e
numerosi feriti. Odoardo ormai, anche fuori di Taranto, era già un dirigente riconosciuto
della Camera del lavoro e organizzatore dei portuali. Una figura ormai di primo
piano nel movimento, che tuttavia non reputava disdicevole una capatina al
Cafè-chantant.
In un
rapporto prefettizio del 1905 si legge: "Non v'ha sciopero o movimento
operaio nel quale non sia uno dei promotori". Uno spirito allegro, ma
anche un fiero combattente contro la Camorra, nel "fronte del porto"
di Taranto, ma anche di Brindisi. Per la conquista di un onesto lavoro,
si doveva anche battagliare a colpi di pistola e di
uncini. Organizzando i portuali anche a Savona, Genova e Brindisi, Voccoli aveva
conquistato ormai un certo prestigio, ma anche un tenore di vita che gli permetteva
di vivere decorosamente in una palazzina di sua proprietà, con la fedele compagna
Maria Assunta D'Auria, con i figli Libero Ribelle, Clara Vera Fede, Libertà, Idea
Proletaria Vindice e infine, Wservodol Lebedintseff, detto Todol.
Ma, con la fine della guerra e la mancanza di commesse
statali, l'ondata di disoccupazione era travolgente. Odoardo doveva affrontare i
terribili moti per il caroviveri: la grande prova del fuoco. La la
cittadinanza, in assenza di forniture militari, era ridotta alla fame: saccheggi
nei mercati, otto cittadini uccisi dalle forze dell'ordine! Un lavoratore morto
ammazzato veniva traslato in corteo lungo il ponte girevole. Erano le fiamme
del " Biennio Rosso": pronto purtroppo a colorarsi di Nero: il
cosiddetto diciannovismo! A Taranto si registrava la latitanza di ogni civica
istituzione.
Con la Camera del Lavoro, Voccoli e i socialisti,
senz'altro non colpevoli dello sfascio istituzionale, dovevano farsi carico di una
situazione degenerata. I commercianti , in testa i "Grandi Magazzini
D'Ammacco", portavano nelle mani di Odoardo le chiavi dei loro magazzini, sperando
di salvare la "roba". Divampato lo sciopero generale, i cittadini ormai
facevano affidamento solo nella Camera del lavoro. Ma in tutta la città, come
nel resto del paese, doveva venire anche allo scoperto la grande paura dei
padroni e padroncini, che ne volevano vendetta, del Governo e dei politicanti
dell'epoca. I facinorosi non mancavano, lo Stato non sembrava in grado di
proteggere la proprietà e garantire la sicurezza. I signorotti si decidevano ad
allargare i cordoni della borsa, prezzolando squadracce e mazzieri.
Il Regio governo, perpetuamente allo sbando, non era minimamente
in grado di prospettare ampie misure riformatrici. Era l'ora siderale dei
peggiori farabutti : gli imprenditori della paura.
La regola aurea: seminare il terrore , per candidarsi poi
come salvatori della Patria.
Accendere
l'incendio e poi travestirsi da pompieri!
Pronto a tutto e capace di niente, Il Re Vittorio, detto
Sciaboletta, apriva le porte agli squadristi di Mussolini, scendendo uno ad uno
tutti i gradini della indegnità, sino a firmare le vergognose leggi razziali.
Dopo la Marcia su Roma, i fascistissimi fratelli Giusti
assalivano La Camera del Lavoro e colpivano con bombe a mano la palazzina di
casa Voccoli, in via Cugini... Un primo operaio assassinato doveva essere Raffaele
Favia, dei Cantieri Tosi. Il fascista Casavecchia lanciava una bomba verso un
gruppo di comunisti e intanto veniva arrestato il Comunista Millardi.
Già nella semiclandestinità Odoardo era delegato a
Livorno, nel 1921, partecipando alla fondazione del Partito Comunista d'Italia.
Nel 1926 partecipava al Congresso Internazionale a Lione e il 20 giugno veniva
arrestato, e così la sua compagna. "Quanto più l'avversario mostra di
voler usare la mano pesante, l'ingiustizia fa più grande un'anima libera e
fiera".
Per Voccoli
il socialismo non è stata la ballata di una sola estate, la bandiera degli anni
verdi.
La
ribellione era ormai un imperativo categorico che legava indissolubilmente la
battaglia per il lavoro alla rivendicazione dei diritti civili, secondo la lezione
liberal-democratica ricevuta dal genitore. Era anche necessario difendere la
città proletaria, mantenendo quel piccolo embrione di organizzazione di classe
con le cui sorti Odoardo aveva identificato la sua scelta di vita: " la
città "più Rossa" del Mezzogiorno...
Scattavano
le leggi speciali e Odoardo veniva condannato a 12 anni e mezzo di carcere
duro, tre anni al figlio Todol per la minore età. Il carcerato confortava la
compagna Assunta : "Mia adorata e sventurata Assunta, dodici anni sono un
po' troppi, vero? Di una cosa puoi essere sicura, della serenità con la quale ho
ascoltato la sentenza. Il primo e migliore giudice è la mia coscienza. I deboli
si accasciano. Chi viene colpito per la sua fede non deve impallidire dinanzi
alle conseguenze che gli derivano dall'aver troppo amata la sua idea...Spero di
essere additato come uomo di carattere, che non piegò mai dinanzi a qualunque avversità...
Anno dopo anno, giorno dopo giorno, ai carcerati veniva
sempre offerta quella domanda di Grazia, quel "Pentimento", che
poteva rimettere in sesto tante famiglie sofferenti, considerando che non vi era
lavoro per i familiari che non avevano la tessera del Partito.
Ovviamente
Voccoli, come altri compagni, rifiutava sdegnosamente qualunque Grazia,
guardando con disprezzo il "pentito" che poteva ritornare in
famiglia.
Intanto scriveva e organizzava una piccola scuola nel
carcere. Quelli come noi, diceva: non mollano mai.Nel '29 veniva arrestato il
figlio Libero Ribelle. Non mollare! Fino all'ultimo giorno, in carcere scriveva
i suoi quadernetti, che riusciva a far circolare all'esterno fra i compagni.
Con qualche accorgimento si potevano trasmettere alcune
informazioni: Trascriveva per esempio
Il Principe di
Machiavelli, usando in sostituzione la parola "Partito"
La famiglia era ridotta alla fame, ma non veniva meno la
solidarietà dei compagni ancora in libertà, come il nobile Carducci, che non faceva
mancare il suo sostegno.
Per le
famiglie dei carcerati, già si attivava il "Soccorso Rosso", con
collette fra i compagni.
Nel 1932, in
occasione del Decennale, veniva concessa una amnistia: si celebrava in carcere
il matrimonio civile, testimone il nobile Carducci Artenisio Ernesto: buon
sostenitore della Causa.
Nel 1934, a seguito della delazione di uno spione
dell'OVRA, si tornava in carcere: 4 anni di reclusione per Voccoli e e per i
Fratelli Mellone morti in galera.
Una militante di grande rilievo, dirigente del
"Soccorso rosso" , si prodigava per alleviare economicamente
l'indigenza della perseguitata famiglia Voccoli. Anch' essa attivista nel primo
nucleo storico socialcomunista, era stata condannata pure lei a lunghi anni di
carcere, ma rimaneva fiera combattente partigiana fino alla caduta del
fascismo. Il suo nome era una bandiera: Antizarina Cavallo. Si trattava di una
militante del primo nucleo torinese. Voccoli avrebbe conservato in Archivio il
suo ultimo saluto: "Ciao a tutti, compagni miei, continuate a lottare anche
per me".
Una sola ferita non si rimarginò mai nel cuore di Odoardo:
la perdita del figlio più sfortunato, quel Wservodol , detto todol, il figlio
tubercolotico morto di stenti nella solitudine del carcere. Commuovente il suo
ultimo saluto al padre: " Muoio sicuro di non aver menomato il nome che
con fierezza ed orgoglio ho portato. Tuo Todol". I compagni in libertà
riuscivano ad organizzare un funerale clandestino, notturno, fischiettando
l'internazionale con uno striscione sul feretro:
"I
compagni di Taranto". Nell'amnistia del Decennale, Odoardo veniva
scarcerato, ma il Tribunale Speciale lo condannava per altri quattro anni di
reclusione per cospirazione.
Nel '34, a seguito a seguito della delazione di una spia
dell'OVRA, sempre di più erano i compagni carcerati. In effetti si stava stava
riorganizzando il fronte Antifascista. Nel marzo del '34, Odoardo era di nuovo
carcerato. Anno dopo anno, un giorno dopo l'altro veniva offerta al prigioniero
Voccoli la domanda di grazia, che gli avrebbe spalancato subitamente le porte
della libertà.
Ma lui non
sarebbe mai uscito a capo chino. Il figlio Libero Ribelle, posto in cella d'isolamento
veniva condannato al confino, serbando"cattiva condotta politica".
Dopo la caduta del fascismo, Odoardo sarà il primo
sindaco repubblicano del dopoguerra, unanimamente stimato dai suoi concittadini.
Quelli come noi non mollano mai, diceva...
La riconquista del nostro passato collettivo dovrebbe
essere tra i primi progetti per il nostro futuro.
(Umberto Eco) Per Approfondire: Roberto Nistri e
Francesco Voccoli, Sovversivi di Taranto,
Sedi Edizioni, Taranto 1987.
Roberto Nistri. 16 febbraio 2017. Relazione ANPI. Liceo
Archita Taranto.
Ieri come oggi: il trionfo del filo spinato
Ieri come oggi: il trionfo del filo spinato
di Roberto Nistri
già edito in "Galaesus". Studi e ricerche del Liceo Archita di Taranto, n. XXXIX, pp. 92-99
Nel vortice
Il 27 gennaio 1945, lungo la pianura
innevata, si vedevano avanzare i carri dell'Armata Rossa. I sovietici spalancavano i cancelli di
Auschwitz, simbolo per eccellenza dei campi di sterminio . Iniziava
l'interminabile conta dei sommersi
e dei salvati. Fra i sopravvissuti: ebrei ma anche deportati politici,
testimoni di Geova, portatori di handicap, omosessuali, zingari (sinti e rom). Il 28 gennaio 2015 a
Taranto veniva conferita la medaglia d'onore a Vittorio Caroli per aver
mantenuto fede al proprio giuramento durante la deportazione.
Gli angloamericani aprivano i campi
di Bergen-Belsen, Buchenwald, Dachau, Mauthausen e Majdanek. Avveniva la
scoperta dei sottouomini, dei materiali per esperimenti. Al seguito delle truppe
erano presenti operatori cinematografici di grande valore come Bernstein e
Hitchcok. La loro preoccupazione era quella di documentare quante più prove
possibili sull'infamia dei campi di morte, ben prevedendo le future
manifestazioni di scetticismo o addirittura di negazionismo circa gli
indicibili orrori che erano finalmente sotto gli occhi di tutti. Bernstein
diceva: "sosterranno che sono solo trucchi di cinema". Notabili ed
ecclesiastici del luogo venivano spinti a chinarsi presso i corpi
martoriati, eppure in seguito
tanti si sarebbero rifiutati di guardare in quello schermo (scene conservate
per anni nel War Museum di Londra)
ma Alfred Hitchcok avrebbe detto: "Il ricordo di quel film non mi
ha mai abbandonato". Per forza! In quel film era in nuce tutta la sua
straordinaria storia cinematografica. Gli bastava ruotare la cinepresa dalla
baracche dei deportati verso i circostanti luoghi ameni di villeggiatura come
Ebensee. Tutt' in torno si vedevano le linde casette di famigliole felici e
indifferenti, che venivano chiamate a sfilare nei lager. L'innocente vita dei
"volenterosi carnefici di Hitler": da una parte il lieto pasto
quotidiano, dall'altra le continue emissioni di fumo nel campo. Fra questi due
poli si distende la mai finita storia del complice in "buona fede".
Testimonianza di Ferdinand Holl , ex
prigioniero politico e kapò del campo di concentramento di Neuengamme: "I
prigionieri venivano spogliati completamente ed entravano nel laboratorio uno
dopo l'altro. Io dovevo tenere ferme le loro braccia, mentre un medico ci strofinava sopra qualche goccia
di iprite, il cosiddetto gas mostarda, che provocava terribili ustioni.
Dovevano aspettare in piedi con le braccia aperte anche dieci ore, forse più,
finchè le ferite da bruciatura non iniziavano a ricoprire tutto il corpo,
progressivamente raggiunto dai fumi del gas. Il primo morto veniva
dissezionato, i suoi organi interni erano stati completamente erosi" (dal
resoconto della stenografa Vivien Spitz durante il processo ai medici dal '46
al '47, che definivano le loro cavie umane "materiali" o conigli. Le
prove erano ineccepibili: i nazisti avevano fedelmente registrato per iscritto,
con foto e filmati, gran parte delle loro atrocità. Nel campo femminile di
Ravensbruck si trapiantavano da una prigioniera all'altra sezioni di ossa,
muscoli e nervi per verificare se i tessuti si rigeneravano. Una sedicenne
polacca venne operata sei volte. I prigionieri venivano infettati
deliberatamente per sperimentare ipotetici vaccini. Gli zingari venivano
sterilizzati in massa. La
scrittrice Jennifer Teege ha ricordato un discorso di suo nonno Amon Goth nel
campo di Plaszow: "Io sono il vostro Dio. A Lubecca ho eliminata 60mila
ebrei, ora è il vostro turno". Ordinò che una ebrea, sorpresa a rubare una patata, fosse
gettata viva nell'acqua bollente e data ai maiali.
L'esperienza del dolore non si può trasmettere, avrebbe detto
Pietro Nenni, la cui figlia aveva trovato la morte ad Auschwitz . Non si poteva
fare nulla? Altrochè: Il re danese
CristianoX indossava la stella di
Davide come segno di supporto e solidarietà con gli ebrei danesi, che soffrivano la persecuzione nazista
durante l'occupazione. Re Boris di Bulgaria si era rifiutato di sottoscrivere
le leggi razziali. Il vicepresidente del suo parlamento faceva salvare 48.000
ebrei bulgari. Leggi che invece erano state sottoscritte a cuor leggero dal
vile re savoiardo: nel 1939 venivano allontanati da tutte le scuole italiane
docenti e studenti ebrei. Non ci fu un preside in tutta Italia, una maestra che
si ribellò. Veniva ordinata l'espulsione degli stranieri ebrei, inclusi quelli
che avevano la cittadinanza. Si registrava il sostegno entusiasta di Agostino
Gemelli, fondatore e rettore magnifico dell'Università cattolica del Sacro
Cuore. Per quelli che non lasciavano l'Italia veniva creato il campo di
concentramento di Ferramonti di Tarsia
(Cosenza). Seguivano disposizioni che portavano sempre nuovi divieti tra
i quali: essere portieri in case abitate da ariani; esercitare il commercio
ambulante; esercitare l'arte fotografica; commerciare libri; vendere oggetti
usati; vendere articoli per bambini; raccogliere lana per materassi; essere
titolari di esercizi pubblici di mescita di alcolici; gestire scuole da ballo e
di taglio; vendere oggetti di cartoleria; raccogliere rifiuti; gestire agenzie
di viaggio; condurre autoveicoli di piazza; pubblicare avvisi mortuari e
pubblicitari; inserire il proprio nome negli elenchi telefonici; essere
affittacamere, detenere apparecchi radio; essere insegnanti privati; accedere
alle biblioteche pubbliche, fare la guida e l'interprete, allevare colombi
viaggiatori... su tali discriminazioni gli italiani si sono costruiti una
memoria di comodo, presentandosi sempre come vittime, mai come persecutori.
La proposta di Furio Colombo di
indicare il Giorno della Memoria il 16 ottobre 1943, giorno del rastrellamento
degli ebrei nel ghetto di Roma voleva far risaltare il carattere di delitto
italiano e non solo tedesco dell'Olocausto. Arrivava un treno merci di 18
vagoni, ammassava 1.022 persone che avevano il torto di essere italiani
sbagliati, di sangue ebreo. Una donna incinta aveva le doglie, chiedeva aiuto.
Lei e il suo piccolo soffocarono nel sangue e nello schifo prima di arrivare ad
Auschwitz. Non è vero che fummo semplici esecutori, magari un po' restii, di un
genocidio pensato e voluto altrove. Pendevano delle taglie sulla "razza
maledetta": 5 mila lire per ogni maschio, 3mila per le femmine, mille per un bambino. L'onore di pochi
giusti non cancella il disonore di una nazione, che per sette anni almeno, ha
fatto propria una follia che ha prima isolato, poi spogliato di ogni bene e
diritto, e infine infierito su una minoranza di 40 mila esseri umani, di cui
più di 7mila morti nei lager, colpevoli di ebreitudine (Gad Lerner, Un mondo
senza noi). Altro che Italiani
brava gente. Ci furono i "giusti", ma dietro la cattura di ogni ebreo
ci furono almeno altrettanti italiani implicati: prefetti, questori,
poliziotti, carabinieri, compilatori di liste, delatori della porta accanto,
ferrovieri, che dichiararono gli ebrei "stranieri": fra il 1943 e il
'45 li stanarono casa per casa, li arrestarono, li depredarono dei beni, li
rinchiusero nei campi, rendendosi colpevoli di genocidio (Simon Levis
Sullam, I carnefici italiani).
Quanto ad Hitler, la sua
guerra contro gli ebrei, era persa in partenza: da quando aveva fatto
annientare i centri studi di Fisica della Germania, diretti da eccellenti
studiosi ebrei, che immediatamente erano emigrati negli Stati Uniti (lo stesso doveva accadere nell'Italia di Enrico Fermi,
Dulbecco, Rita Levi Montalcini) . Su 20 premi Nobel dati ai tedeschi, undici li
avevano presi gli ebrei e tra quelli illustri c'era anche Einstain. Quando il
ministro Rust chiese a Hilbert se fosse vero che l'istituto di matematica aveva
sofferto dell'espulsione degli ebrei, la risposta fu lapidaria:" Non ha
sofferto, non esiste più". Sembrava che l'ottuso tiranno avesse un conto
in sospeso nei confronti degli uomini di scienza. Si ricorda che a 14 anni, in
un istituto a Linz in Austria, avesse come compagno di
scuola un ragazzo che doveva farlo innervosire non poco: il grande genio
ebreo Wittgenstein, il logico e matematico che avrebbe in seguito decriptato i
codici segreti del Reich, comunicandoli anche all'Unione Sovietica.
Anche le frustrazioni della
malariuscita artistica del giovane Adolf dovevano spingerlo ad odiare la grande
arte delle avanguardie pittoriche,
che lui condannava come "degenerate". Per le bizze del
despota, il Reich avrebbe anche
perso la straordinaria cinematografia
(UFA) che si sarebbe trasferita in massa ad Hollywood, in quella
fabbrica dei sogni che il genio ebraico aveva creato.
Contro il regno degli assassini,
armi imbattibili si stavano forgiando nello spirito della libertà, anche
semplici matite capaci di demolire il Moloch. Venivano impugnate nel 1938,
quando in Germania si scatenava la notte dei cristalli, mentre in Italia venivano
varate le leggi razziali. In quell'anno usciva negli Usa un fumetto disegnato
da due giovani emigranti ebrei, Shuster e Siegel: dall'antica mitologia
ebraica, nella figura del Golem protettore e giustiziere, nasceva Superman. Si ritornava alla
storia di un esodo senza fine. L' avventura : un popolo è consapevole che
finirà distrutto con tutto il suo pianeta (Kripton). Lo scienziato Jor-El salva
il figliolo Kar El sparandolo in un vascelletto nello spazio, verso la Terra, dove verrà accolto da due anziani
terrestri. Dotato di grandi poteri vivrà sempre come un diverso, amato ma anche
temuto, straniero impossibilitato ad integrarsi. Ritornava la storia del
piccolo Mosè, salvato dalle acque, un tipo tosto, dotato di grandi poteri. Era
il primo di una squadra speciale speciale di Supereroi, caricati per combattere
il regno del male: a tempo a tempo nasceva nel '43 Capitan America, e poi Iron
man e via disegnando. Ebbene, nella lunga marcia verso Berlino, ogni soldato
americano aveva nel suo zaino una razione di cibo, un pacchetto di sigarette e
un fumetto dei Super eroi: i due piccoli disegnatori ebrei erano tornati a casa
da vincitori.
La memoria sofferente del
Padre, sopravvissuto allo sterminio di Hitler, doveva essere onorata nel dopoguerra, con lo splendido fumetto Maus di Art Spiegelman. Un corpo a
corpo fra padre e figlio, difficile e quasi impossibile, perché l'esperienza
non si può trasmettere. Spiegelman è
l'autore che più di ogni altro ha contribuito ad elevare lo status del
fumetto da semplice mezzo di intrattenimento a fenomeno culturale, in grado di toccare le realtà più
complesse e dolorose. Steven Spielberg ha raccolto e conservato un immenso
patrimonio memoriale nella Shoa Foundation. Una impresa iniziata da
ragazzetto, imparando a leggere i
numeri dai sopravvissuti dell'Olocausto che gli facevano vedere i loro
tatuaggi. Una identità inondata di mortalità, di atti di odio indicibili, ma
anche pervasa di indomabile resistenza. Il nipote del generale Kammler,
architetto delle camere a gas, è il
sociologo Tilmann, che da sempre studia i fenomeni di violenza tra gli
adolescenti, perché alcuni uomini accettano di farsi sottomettere e si
conformano, perché torturano e umiliano il prossimo. I dossier Usa sul nonno
risultano ancora secretati per occultare il ruolo del nazista reclutato nella fase della guerra fredda.
Nella Giornata della memoria, alle elezioni in Grecia, si è
affermato come terzo partito
quello dei neonazisti di Alba Dorata. In Italia hanno preso a circolare gruppi
musicali come "99 Fosse" (con la F).
Ma i tedeschi quanto vogliono
ricordare il loro crimine contro l'umanità? 81 su cento desiderano lasciarsi la
Memoria alle spalle. Lo rivela un sondaggio della fondazione Bertelsmann. 58 su
cento sperano che di Shoa non si parli più. I dati coincidono con un presente
in cui i nuovi nazionalisti xenofobi di Pegida riempiono le piazze all'est. Del
resto già dal 1949 l'Fdp aveva chiesto uno stop alla denazificazione ("la
Repubblica" 27 gennaio 2015).
Urge riflettere sul rapporto che ci deve essere tra la Memoria e la Storia: se
la prima tende a sbiadire la seconda deve invece fondarsi su una rigorosa
analisi dei fatti, per poter comprendere i legami di causa ed effetto. Se
l'emozione dovesse prevalere, quella Memoria sarà destinata a dissolversi. Solo
la Ragione è l'alternativa ad Auschwitz. Solo conoscendo e riconoscendo con
chiarezza, potremo superare "La Repubblica del dolore", come ha
scritto lo storico Giovanni De
Luna, nel suo testo edito da
Feltrinelli.
Gli inizi: Duemila anni di giudeofobia
Le razze non esistono, ma il
razzismo c'è e fa male. E' ricorrente come imposizione di un gruppo su un altro
gruppo, ritenuto inferiore e/o
dannoso. Si può auspicare il suo
annientamento (genocidio) o la distruzione della sua cultura (etnocidio).
L'anticamera del razzismo è l'ostilità attiva verso lo straniero (
xenofobia). La più spontanea
manifestazione è sempre la stessa:
"via gli stranieri". Gli spacciatori di paura sono sempre al lavoro.
Invece l'incontro-scontro fra culture delinea un campo di compatibilità e
conflittualità non facile da padroneggiare, soprattutto nel quadro di vistosi e
inarrestabili processi migratori, affrontati non tanto con strumenti
scientifici quanto con vecchie mitologie e superstizioni. Anche la democrazia,
che pure ha un raggio d'influenza mai registrato nel passato, sembra mostrare
la sua fragilità, è in difficoltà, non riuscendo a riconvertire il consumismo
in umanesimo, vivendo in bilico tra universalismo e localismo. Una democrazia
che tenga fede al suo nome implica tolleranza e apertura verso gli altri, ma se
non è in grado di offrire reali chance di vita e opportunità all'altro, la
democrazia si suicida. E' oggi
difficile, anche per buona creanza, una dichiarazione esplicita di razzismo, ma
è diffuso un certo razzismo pop di sottopancia.
L'antisemitismo non lo ha certo
inventato Hitler. Durante tutto l'Ottocento era in diverse forme circolante
nelle culture politiche di destra
ma anche di sinistra. Partendo dalla cultura della cristianità, sia cattolica sia protestante, era
incistata l'idea di una
colpa collettiva, che il nazifascista , l'uomo delle pulizie, si sentiva in
obbligo di annientare nella figura dell'impuro, del non ariano. L'antica
ostilità dei cristiani nei confronti degli ebrei ovviamente non derivava da una
concezione razziale. Si trattava di una prevedibile concorrenza fra una antica
religione e una nuova (considerata una eresia dell'ebraismo). Gli ebrei ai
tempi di Giulio Cesare erano ben insediati a Roma con una "carta dei
diritti". Non facevano
proselitismo in quanto l'ebreo era semplicemente un nato da madre ebrea. Il
proselitismo cristiano che spaccava le famiglie e sembrava irriguardoso nei
confronti dell'Imperium pareva
invece una grande anomalia da cancellare. Le cose dovevano cambiare con
la coniugazione fra religione cristiana e potere imperiale. A quel punto si
rafforzava una giudeofobia legittimata dalla accusa antica e bislacca di
deicidio. La persecuzione doveva
rafforzarsi nel corso dei secoli ma, a differenza di quella
nazista, mirava alla conversione e
non alla soppressione. Certamente la chiesa cattolica ci mise di suo nel
seminare zizzania.
Ancora oggi qualcuno continua ad
esaltare la "tolleranza" di Costantino, il vero padre
dell'antisemitismo. L'undici dicembre 321 veniva emanato il Codex Judaeis, la
prima legge penale antiebraica. L'editto di Milano riconosceva il cristianesimo
come religio licita e
"collante" politico più efficace dei vecchi culti. L'editto
definiva la superstitio ebraica "secta nefaria",
" feralis, " e formalizzava l'accusa di deicidio: quel
Costantino che per tutta la vita
aveva conservato il titolo pagano di
pontifex maximus. Successivi imperatori dovevano ridurre ulteriormente i
diritti degli ebrei, privati delle sinagoghe e sepolti in luoghi lontani. Nel
fondamentale Concilio di Nicea del 325 si perveniva alla unificazione nelle
stesse mani del potere temporale e di quello religioso. Con Teodosio il cerchio
si chiudeva con la proclamazione del cristianesimo come religione di stato,
perseguitando ogni altro culto, l'ebraismo compreso.
S. Giovanni Crisostomo nel IV secolo
si sarebbe preoccupato di mettere in giro la voce degli ebrei che sacrificavano
i bambini. Già il quarto Concilio Laterano aveva ordinato agli ebrei di portare
dei vestiti che li distinguessero: un cappello giallo per gli uomini, un velo
per le donne. Più praticamente Hitler avrebbe adottato la stella di Davide per
tutti. Nel 1215 papa Innocenzo III escludeva gli ebrei da qualunque
associazione professionale: potevano esercitare solo pratiche proibite per
cristiani e musulmani: cambiovalute e soldi in prestito, attività alle quali
facevano ricorso poveri contadini a rischio di esproprio, ma anche potenti e
sovrani. Naturalmente chiunque dovesse restituire soldi all'ebreo, non provava per lui molta simpatia. Nel
1555 si arrivava alla bolla infame di Paolo IV che istituiva il
"serraglio" per gli ebrei condannati a vivere di sole "arti
strazziarie vel cenciariae" .
Si aggiunga che l'ebreo era
sempre considerato un diverso, uno "strano", ma anche dotato di un oscuro potere.
Gli spiriti semplici temono ls scienza, ciò che non conoscono . In epoche in cui anche i potenti erano
analfabeti, l'ebreo era l'uomo del libro, con la testa sempre fra strani rotoli
di carattere magico. Lo stesso Hitler odiava massimamente l'ebreo, al punto da
annientarne completamente la stirpe fino all'ultimo neonato, ma ne aveva paura
ed era affascinato da quei poteri oscuri di cui cercava in tutte le maniere di
appropriarsi. L'aggressività mascherava sempre un umiliante complesso di
inferiorità. Gli uomini piccoli odiano ciò di cui hanno paura.
L'ebreo, spesso dal popolino
confuso con l'eretico e lo stregone, era il perfetto capro espiatorio,
addirittura un portatore di peste, che si poteva impunemete allontanare o
sopprimere. Solo nel concilio Vaticano II, Nostra aetate, scompariva la preghiera pro perfidis judeis, volta alla
conversione dei maledetti deicidi.
La misteriosa onnipotenza ebraica veniva sempre più enfatizzata dalle
varie agenzie poliziesche, che
fabbricavano a ripetizione documenti farlocchi come i "Protocolli dei Savi
di Sion". Ci si convinceva che dietro tutti i grandi sommovimenti, dalla
rivoluzione americana a quella francese a quella russa, gli ebrei avessero
manovrato nell'ombra. In realtà proprio la vita nel ghetto aveva conferito
all'ebraismo un forte senso di identità ma anche la capacità di muoversi su
scala globale.
Un caso
limite rimane quello
dell'antisemitismo in assenza di ebrei.
Valga l'esempio della città di
Taranto: dopo la promulgazione delle leggi razziali, gli ebrei presenti in
città si contavano sulle dita di una mano. Eppure i professionisti del razzismo
fecero carriera nelle scuole, nei giornali, nel pubblico impiego, addirittura
riscrivendo una storia adulterata della presenza ebraica sul territorio,
manifestando entusiasmo per la distruzione della ultima traccia di una antica
presenza semita: il vicoletto Giuda, doveva scomparire grazie al colpo di
piccone mussoliniano.
Appendice:
Aprile 2015.
Tra
superficialità, errori e ingiustizie che seguirono la fine della guerra, andrebbe riconsiderata la riabilitazione del giurista Gaetano
Azzariti , che aveva contribuito alla redazione delle leggi razziali presiedendo il "tribunale" incaricato di
applicarle. Il ministro Palmiro Togliatti lo riabilitava così pienamente che
nel 1957 Azzariti diventava addirittura presidente della Corte costituzionale.
Poteva capitare che la giustizia veniva sacrificata alla
"pacificazione". Una delle tante scorciatoie pericolose. Il suo busto
di razzista e antisemita suscita le rimostranze del rabbino Giuseppe Laras e
dello storico Riccardo
Calimani, che assieme ad altri cittadini indignati, ne hanno richiesto la rimozione. Per il momento non è stata neanche concessa alla stampa la
visione del verbale della cancelleria della Corte. Sull'argomente esiste ormai
una corposa pubblicistica.
Appendice 2: Maggio 2015.
La distruzione della cultura, operata dagli
ultrafondamentalisti islamici, richiama spontaneamente il rogo nazista di oltre
25mila libri, il 10 maggio del
1933. Un mese dopo veniva bruciato il parlamento tedesco e iniziava la grande
caccia alle streghe: un rituale con tutti i parafernali del nazismo: bande
musicali, fiaccolate, rituali purificatori. Il ministro Goebbels annunciava:
"Uomini e donne di Germania, l'era dell'intellettualismo ebraico sta
giungendo alla fine. Da queste ceneri rinascerà la fenice di una nuova
era". Nel rogo scomparivano anche i colori sognanti di Klimt, Chagall,
Klee. In fondo i nazisti avevano creato la lista fondamentale della cultura,
che veniva conservata nel cuore di quanti , a prezzo anche della vita, avrebbero operato per una
autentica rinascenza democratica.
Questi paradigmi vanno riconsiderati, comparando gli
immigrati agli ebrei ebrei in fuga dalle persecuzioni naziste. Levi ci
ammonisce è affidata solo ai sopravvissuti, i salvati. La voce dei
"sommersi", delle migliaia di morti annegati. Dal gorgo non è tornato
mai nessuno per raccontare la propria morte.
Crimini di pensiero
Crimini di pensiero
di Roberto NistriTesto edito in "Galaesus" Studi e ricerche del Liceo Archita di Taranto, n. XXXIX 2015/16, pp. 223-224
Il 26 gennaio 2016, in occasione della “Giornata della
Memoria”, organizzata dal Liceo “Archita”, abbiamo presenziato ad un impegnativo dibattito su una tematica ardua e scabrosa, concernente le responsabilità del filosofo tedesco
Heidegger, di fronte alla tragedia
del nazismo e della Shoà. L’iniziativa è stata molto partecipata, con
qualificati interventi letterari e musicali. Benedetto Croce giudicava
Heidegger indecente e servile, ma il filosofo Francesco Alfieri, scrupoloso esegeta del corpus heideggeriano, ha offerto ben altra interpretazione. Il
punto cruciale riguardava i cosiddetti “quaderni
neri”, di recente pubblicati per
esteso , che a detta di molti studiosi, chiariscono definitivamente la
fisionomia di un tedesco decisamente nazista e certamente antisemita: una
adesione profonda e non opportunistica al Fuhrer Prinzip?
Si è aperta una
seria discussione. Il
professore Alfieri ha messo in campo tutta la sua sapienza filologica per liberare
Heidegger da fraintendimenti più o meno maleintenzionati. Il dibattito si è
prolungato a lungo con giovani studenti che, in barba al disfattismo
governativo, sono ancora avidi di umanesimo e filosofia.
Come dirigente della “Associazione
Nazionale Partigiani”, lo scrivente esprime le sue perplessità nei riguardi di una fluviale difesa
d’ufficio del filosofo contestato, le cui responsabilità nel dopoguerra venivano riduttivamente
applicate alla figura del “simpatizzante”. Troppo poco per un grande accademico, convinto di essere lui
il vero Fuhrer. A lungo i colleghi avevano scherzato sul
suo “viaggio a Siracusa”, in
riferimento al viaggio di Platone, speranzoso di governare filosoficamente il Tiranno. Analoga speranza avrebbe coltivato
Gentile nei confronti di
Mussolini.
Certo è che Heidegger non ha mai manifestato dubbi: è rimasto
un acerrimo nemico della libertà e
della democrazia, un nazista convinto, con appesa al petto una decorazione con
la croce uncinata, un antisemita di qualità: gli ebrei si
sarebbero autodistrutti in quanto “vessilliferi
del paradigma calcolatorio!” Una
originale rievocazione del “complotto giudaico”.
Il filosofo si sarebbe anche preoccupato di cancellare dal
suo opus magnum la dedica al suo maestro
ebreo Husserl, non partecipando neanche
al suo funerale.
Crimini di pensiero
Nel corso della giornata, solo l’assessore Liviano ha
espresso poche ed acconce parole nei riguardi della Vittima Assente. Se nel pubblico fosse stato presente un
discendente di un lontano perseguitato travolto dal vortice infame, avrebbe avvertito la propria estraneità
in un tempo ormai senza memoria e senza testimoni. La filosofia più che mai
deve ancora misurarsi con lo sterminio.
Per quanto ci riguarda, negli anni Sessanta ci siamo fatti i
nostri quindici minuti di passioncella per il mago di Messkirch, con il suo “esserci”, il Dasein e l’’in der welt sein, lasciando
poi senza rimpianti la Selva Nera
per accasarci
nella più felice Rive
Gauche. Il partigiano Pietro Chiodi ci aveva presentato un
esistenzialista ateo, mentre il piccolo sciamano era legato ad una vecchia
teologia negativa, un neoplatonismo appetibile per uno spiritualismo cristiano
sempre in lotta contro la razionalizzazione scientifica e il “disincantamento
del mondo” (Weber). L’incantatore nemico della matematica, aveva
dichiarato: “ io sono un teologo cristiano!”. Coltivava un
pensiero misticheggiante, costellato di promesse abissali con il supporto di fantasie occultiste : un dinamico
pusher, spacciatore di principi
barbarici e di eccitazioni accademiche,
come la “risveglianza dell’Esserci tedesco alla sua grandezza”. Uno
scalpellare il nulla, moltiplicando le iperboli con linguaggio doppio, sentenzioso e allusivo. Una parrocchiale custodia del Graal , tutta
permeata dal Fuhrer
Prinzip , una zuppa d’orzo come quella
propinata da Frau Elfride, della quale il filosofo era ghiotto . Karl
Lovith, il correttore delle bozze
di Essere e tempo, doveva
diventare il suo critico più
implacabile: occorreva rompere l’incantesimo di una sterile imitazione da parte di una massa di
adepti sovraeccitati. Secondo
Thomas Bernard, il Guru è
stato capace di mettere nel sacco una intera generazione di studiosi, propinando una broda esoterica che ha annegato nel Kitsch la filosofia.
Aggiungiamo anche le scopiazzature dal libro dell’ultrarazzista
italiano Julius Evola, La rivolta contro il mondo
moderno. Decisiva l’opposizione dell’anti Heidegger: il filosofo ebreo Robert Nozick.
Chi oggi sarebbe disposto a seguire
i “Pastori dell’Essere” e
l’antropologia della “Radura”, misurandosi non con il nulla ma con il vuoto, con tutta la sua forza di
risucchio? Franco Volpi, lo studioso italiano che
più si è avvicinato a Heidegger, ha considerato ormai irricevibile il suo
lascito: sperimentazioni linguistiche che implodono in funambolismi e infine in
vaniloqui. Volpi ci esorta a rimetterci in cammino non su presunti “ Sentieri
dell’essere”, ma sul Sapere Aude dell’illuminismo radicale.
martedì 3 maggio 2016
La farmacia del diavolo
La farmacia del diavolo
di Roberto Nistri, in “Galaesus”, n.21, pp. 295-297, Taranto, 1998.
© Roberto Nistri 2016. Tutti i diritti sono riservati.
Il rituale
immaginario del Sabba costituisce il pezzo forte della credenza nella
stregoneria: non appena un giudice ha tra le mani una strega, l’obiettivo che
si prefissa è quello di far confessare la partecipazione al Sabba, il che equivale ad una sentenza di morte. Gli inquisitori annotano
con cura le modalità dell’accoppiamento con il diavolo: “La baciava e amava
meglio di suo marito, anche se lo trovava sempre decisamente freddo” (Mandrou, I
magistrati e le streghe). Veniva trascurato un fatto strano: l’amplesso
produceva dolore causato dalla penetrazione: “esse sostengono che gli organi
virili dei demoni sono talmente grossi e duri che è impossibile introdurli
senza provare un dolore atroce” (Remy, Daemonolatreia). Il coito era accompagnato
dalla sensazione di acerbo dolore e orrore, a causa del seme del caprone, che essa sentiva
gelido come ghiaccio (Guaccio, Compendium
maleficarum). Si tratta di una costante in tutte le testimonianze rese
dalle povere allucinate: sintomo di primaria importanza per spiegare la
meccanica del Sabba, come intuisce
Freud, che nel 1897 Scrive a Flies: “Se arrivassi soltanto a sapere,
perché nelle loro confessioni, le streghe dicono sempre che lo sperma del
diavolo è freddo”.
L’origine di
questo sintomo, come anche del tipico “volo a cavallo della scopa”, è ormai del
tutto chiarita da una vasta letteratura scientifica (ricordiamo almeno gli studi di Ioan Couliano
e Paolo A. Rossi, che hanno ben esplorato il laboratorio del Sabba). Unguento,
unguento, mandami alla noce di
Benevento, supra acqua et supra vento et supre ad omne maltempo.
Questa formula, ripetuta in tutte le versioni dei racconti sulle streghe, che si davano convegno sotto il magico noce,
evocava con forza immaginativa il rituale preparatorio al volo notturno .
Nel Cinquecento
è Paracelso il primo ad intuire la composizione dell’unguento satanico: sugna,
resina, fiori di canapa, rosolaccio e semi di girasole, ma è solo con il Della
Porta che si prende piena coscienza del rapporto fra le sostanze
neuropsicoattive contenute nell’unguento e il delirio indotto (P. A. Rossi). Il
medico napoletano assiste alla preparazione di un unguento che una vecchia
contadina si spalma sul corpo, strofinando
la pelle fino ad arrossirla, per poi cadere in un sonno profondo. Al suo risveglio la “strega” sostiene di aver
attraversato mari e motagne, mentre in realtà si è appisolata in cucina. Della
Porta indica alcuni ingredienti interessanti: l’aconitum, napellus, detto ( Il veleno del lupo) e l’atropa
belladonna (donna sta per Domina) piante ricche di alcaloidi fra cui la
scopolamina, l’ iosciamina e l’atropina.
Si tratta di veleni vegetali molto
attivi, che a medi dosaggi provocano modificazioni neuropsicologiche. Il grande
Giordano Bruno ci ha lasciato nel De Rerum
principiis la ricetta di un brodo psicoattivo a base di coriandro, alio, hyoscyamo cum cicuta…
et sandali rubro et papavere nigro… Con un simile beverone può scoppiare il
Pandemonium, cioè la festa di tutti i diavoli!
All’inizio del
‘900 vennero approfonditi gli studi su quegli unguenti. Il Teirlink, come ingredienti psicoattivi
usava Datura Stramonium (o “erba del diavolo”) e Hioscyamus niger “Poco dopo essermelo
applicato, mi parve di volare attraverso
un tornado… feci sogni assai vividi di treni velocissimi e di meravigliosi
paesaggi tropicali”. L’hyoscyamus o
giusquiamo - derivante da culti celtici -
ancora oggi viene fumato nelle campagne romane, contro il mal di denti: ribattezzato erba di
Santa Apollonia, che venne martirizzata con l’estrazione violenta di tutti i
denti.
Datura,
Giusquiamo, Atropa e Mandragora, a bassi
dosaggi danno euforia , alterazioni spazio-temporali e vividezza nelle
percezioni sensoriali, mentre ad alte dosi compaiono dilatazione della pupilla,
allucinazioni e delirio. Effetti
psichici sono indotti anche da altre piante tipiche del corredo stregonesco:
Cicuta con paralisi motoria e eccitazione convulsiva. il Verbasco e la Valeriana producono
sedazione. Morella e Dulcamara provocano allucinazioni, vertigine, paralisi
dell’attività motoria e respiratoria. Digitale produce disorientamento
spazio-temporale, il Salice induce forme stuporose e sindrome maniacale. Nelle
ricette è ricorrente la Cannabis indica.
Il libro di cucina delle streghe (dette anche herbariae) è zeppo di orride bambolate: grasso di bambino non battezzato, sangue di pipistrello, ossa di morti… Non si
deve invece sottovalutare la presenza del rospo che, baciato al punto giusto,
si trasforma in principe: il punto giusto s’individua in ghiandole cutanee
contenenti Bufotenina che,
succhiata, induce stati allucinatori.
Molto vari sono gli effetti che possono produrre i composti ritrovati nella
pelle degli anfibi, come si può leggere nell’aureo libretto di Albert Most (Rospi psichedelici, Edizioni Nautilus).
In molte lingue o dialetti il rospo viene associato al fungo allucinogeno (vedi
Alice). In cina l’Amanita Muscaria si chiama fungo-rospo mentre a Treviso l’Amanita pantherina è chiamata Fongo Rospèr. Silvio Pagani ha
studiato delicatessen come la
Psilocybe semilanceata.
A
proposito di funghi, quando Hofmann scoprì l’acido lisergico (LSD nella claviceps purpurea, fungo crittogamico
che infesta la segale in fase di crescita, si sovvenne di strani fenomeni di
allucinazione collettiva che si verificavano di frequente fra i contadini che
si nutrivano di pane di segale. A questo punto ce n’è abbastanza per chiarire
l’esperienza del “volo”. Ma perché a cavallo di una scopa? E l’amplesso del
diavolo? I nomi di pixidariaee o baculariae
affibbiati alle streghe, rivelano quanto
importanti fossero nelle loro pratiche la scatola di un unguento e il manico di
una scopa. Giordano da Bergamo dice esplicitamente che esse montavano a cavallo
di un bastone spalmate di unguento. Ebbene, per assorbire attraverso la pelle
gli estratti delle solanacee “le zone del corpo più sensibili sono le ascelle
e, nelle donne per assorbire attraverso la pelle gli estratti delle solenacee
“le zone del corpo più sensibili sono le ascelle e, nelle donne, la vulva” (Couliano).
Data l’alta probabilità di infezione,
infiammazione e vaginite di ogni ordine e grado, la sofferenza fisica si
traduceva sul piano fantasmatico in un rapporto doloroso con un partner dotato
di un organo grosso e scaglioso. L’evaporazione dell’unguento, invece,
produceva la famosa sensazione di “freddezza”. Sic transit gloria diabuli. Questa è la banale verità, ben diversa
da quella che condusse al rogo migliaia di povere disgraziate.
Oltre ai testi citati, C. Corvino, Credenze stregoniche e interpretazioni farmacologiche a cura di M. Di Rosa, 1990. Pozioni stupefacenti in “Medio Evo, 7 agosto 1997.
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